Raccontare per parole e immagini è un tentativo di ragionamento che da singolare si fa corale. Significa fermare e tramandare un attimo e una situazione che spieghino o sintetizzino un contesto più ampio, parlino alla mente, al cuore e alla pancia. Raccontare ha un valore testimoniale.


Sahrawi (2016)

Fotografie e immagini per raccontare il contesto e il lavoro della ong Nexus in Sahrawi.

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Tunisia (2016)

Tunisia_sito-0024Fotografie e immagini per raccontare il contesto e il lavoro della ong Nexus in Tunisia.

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Mozambico (2016)

Mozambico_sito-1Fotografie e immagini per raccontare il contesto e il lavoro della ong Nexus in Mozambico.

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Etiopia (2016)

Il tablet per Qalbessaa è un tappeto volante: lo porta lontano, in un mondo misterioso e fantastico. Quel mondo lui lo percorre con le dita screpolate dalla vita nei campi. E impara, “impara a imparare”.

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El Salvador (2015)

“C’è da distinguere tra violenza e condizioni della violenza. Come tra bellezza e condizioni della bellezza: ognuno di noi può agire sulle condizioni.”

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Time Deum (2015)

“…A guardar bene, a guardar profondo, l’uomo e Dio chiacchierano da secoli, anche inconsapevolmente. Facendo due passi in centro a Bologna si trovano tracce visuali di questo battibeccare, citare, conversare che attraversa lo spazio, il tempo, la consapevolezza…”

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Auschwitz (2015)

“Sai, mia cara, che non siamo distanti l’uno dall’altra? Se una mattina tu uscissi da Terezin e ti dirigessi a nord e io da Bautzen venissi verso sud, la sera ci si potrebbe incontrare. Andremmo di corsa, no?” (Jula, Cecoslovacchia)

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Libano – Siria (2014)

“Così recita un proverbio africano: «quando gli elefanti combattono è sempre l’erba a rimanere schiacciata» e l’erba è costituita da centinaia di migliaia di persone costrette a fuggire dalla guerra, dalle guerre…”

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Giordania (2014)

“…Aspettano per giorni e notti. Sono soprattutto donne, bambini e pochi vecchi. Scappano con un sacco che dovrebbe contenere un’intera esistenza e aspettano. Aspettano che si apra il confine. Aspettano di buttarsi come un fiume nel mare e di salire sui mezzi guidati dall’esercito giordano per portarli in salvo…”

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Albania (2013)

“Sono trascorsi più di vent’anni, quella nave è un ricordo dell’8 agosto 1991. Sulla Vlora viaggiavano stipate più di 20mila persone, senza nulla, se non l’idea di libertà e agio trasmessa dalla televisione italiana, guardata di nascosto durante il regime comunista e apertamente poi. A poche ore di onde doveva per forza realizzarsi il miraggio di una vita migliore, in un luogo incantato in cui bastava indovinare un prezzo con Iva Zanicchi per diventare più ricchi.”

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Egitto (2013)

“Sei bellissima, sei potente, sei magnifico, sei unico, sei un eroe, sei… sei da tenere, per sempre. Questo deve aver mosso il primo ritrattista della storia: l’impellenza di bloccare il tempo, fermare lo scorrere eterno delle stagioni, l’andirivieni della vita e della morte. Fermare, con strumenti umani, ciò che l’umano in quel momento preciso esprime di enorme e che poi se ne andrà, fagocitato da quel moto necessario che prende tutto e tutti…”

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Territori Palestinesi (2012)

“…Ora, nello stesso cielo, le stelle non bastano ai re per orientarsi, ma c’è bisogno di onde elettromagnetiche, di radar, di antenne e congegni militari…”

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Guatemala (2011-2012)

-Invecchiato a 2300 metri di altitudine in una casa sopra le nuvole, il rum Zacapa Centenario ha un gusto sublime, unico come la storia che lo accompagna- così recita la pagina web di uno dei rum più conosciuti al mondo…
E un po’ sopra, un po’ sotto alle stesse nuvole, scorre la vita tutt’altro che centenaria di tanti contadini e delle loro famiglie. Anche la loro storia in realtà è unica, ma nel senso di comune, simile: raccontata una, le racconti tutte…”

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Pakistan (2011)

“…In Pakistan, il numero di donne in politica fa invidia ai Paesi considerati più sviluppati. Sono donne la Ministra degli Esteri, dell’Informazione, del Welfare e la Segretaria Generale di Gabinetto. Ci sono donne pakistane Ambasciatrici, in posizione chiave nel mondo e anche in affari. Sono preparatissime, capaci, compiono i loro studi in Inghilterra e negli Stati Uniti…”

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Tunisia (2011)

“… Alcuni di loro vengono rimpatriati nel caso non vi sia una guerra in atto nel loro Paese d’origine; gli altri confidano nello status di rifugiati, nell’asilo politico; altri ancora ritornano esasperati in Libia anche per tentare la carta di Lampedusa. Alexander Pope scriveva “Il mare unisce i paesi che separa”. Mitologia, epica e storia si confondono nelle sue onde da millenni…”

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Nicaragua (2010)

“…Prari in lingua miskito è la parola più temuta, scorre di bocca in bocca prima del suo arrivo. Prari è un’onomatopea di grande potenza, con l’allitterazione di una erre che sradica e abbatte. Prari è l’uragano che, di volta in volta, cambia nome proprio e intensità, ma non il terrore che suscita. Quello è sempre lo stesso…”

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